La parrocchia di San Giorgio
ha sede nel capoluogo del comune di Colico (LC), Via Sant'Abbondio nº14,
dipende dalla Diocesi di Como e appartiene al "Vicariato di Colico".
Conta all'incirca 2600 abitanti e venera come patrono il santo da cui prende il
nome, e a cui è dedicata la chiesa parrocchiale, mentre il compatrono è Sant'Abbondio
(protettore della città e della Diocesi di Como).
San Giorgio martire (23 aprile
- memoria facoltativa)
Se di San Giorgio
possedessimo solo gli Atti del martirio e più esattamente la sua Passione
(considerata apocrifa già dal Decreto Gelasiano del secolo VI), potremmo perfino
dubitare della sua esistenza storica. Tuttavia non si può cancellare con un
tratto di penna una tradizione così universale: la Chiesa d'Oriente lo chiama
"il grande martire" (mégalo-martire) e ogni calendario cristiano l'ha incluso
nell'elenco dei santi. San Giorgio, oltre ad avere dato il nome a città e a
paesi, è stato proclamato patrono di città come Genova e Ferrara, di intere
regioni spagnole, del Portogallo, della Lituania e dell'Inghilterra, con la
solenne conferma, per quest'ultima, di papa Benedetto XIV.
Questo culto straordinario ha origini molto antiche giacché il suo sepolcro a
Lidda, in Palestina, dove il martire venne decapitato all'inizio del IV secolo,
era mèta di pellegrini già all'epoca delle crociate, quando il sultano Saladino
vi fece abbattere la chiesa eretta in suo onore. L'immagine, a tutti nota, del
coraggioso cavaliere che lotta contro il drago, diffusasi verso la fine del
medioevo, trae origine dalla leggenda creatasi attorno a questo martire e
riferita in vari modi dalle molte "passioni".
Narra tale leggenda che un orribile drago uscisse di tanto in tanto dal fondo di
un lago e si appressasse alle mura della città recandovi la morte col suo
pestifero alito. Per tenere lontano tanto flagello, le popolazioni del luogo
offrivano al mostro giovani vittime, estratte a sorte. Un giorno toccò alla
figlia del re offrirsi in pasto al drago. Il monarca, che nulla poté fare per
evitare questa orribile sorte alla tenera figliola, l'accompagnò in lacrime alle
rive del lago. La principessa pareva irrimediabilmente votata all'atroce fine,
quando in suo aiuto accorse un coraggioso cavaliere proveniente dalla Cappadocia,
Giorgio appunto.
Il prode guerriero sguainò la sua spada e ridusse il terrificante drago come un
mite agnellino, che la giovanetta portò al guinzaglio dentro le mura della
città, ormai inoffensivo, tra lo stupore di tutti gli abitanti che si serravano
in casa spaventati. Il misterioso cavaliere li rassicurò, gridando loro di
essere venuto a vincere il drago in nome di Cristo, perché si convertissero e
fossero battezzati. Anche la gloriosa fine di questo martire ha lo stesso sapore
di leggenda. Condannato a morte per aver rinnegato gli dèi dell'impero, i
carnefici sperimentarono sul suo corpo
i più atroci tormenti. Pareva fatto di ferro. Di fronte al suo invitto coraggio
e alla sua fede si convertì la stessa moglie dell'imperatore. Molti cristiani,
pavidi di fronte alle minacce dei carnefici, trovarono la forza di rendere
testimonianza a Cristo con l'estremo olocausto della loro vita. Infine anche San
Giorgio piegò la testa sulla colonna e una spada tagliente pose fine alla sua
ancor giovane vita.
Sant'Abbondio vescovo (31
agosto - solennità diocesana)
Di Abbondio sono
sconosciuti sia il luogo di nascita che la data. Forse era greco di Tessalonica
(Salonicco), ma il nome latino lo farebbe dubitare, anche se è certo che
conoscesse molto bene la lingua greca.
Sant'Abbondio cresciuto alla scuola di Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, di Sant'Ilario di Poitiers e di San Martino di Tours, il 17 novembre 449 viene consacrato vescovo di Como, città della quale è ora patrono, il 17 novembre
449. La sua nomina fu designata dal suo predecessore, sant'Amanzio, del quale
era collaboratore, che guidò la
pastorale della città lariana dopo san Probino a sua volta succeduto al
protovescovo san Felice.
Papa Leone I Magno lo chiama però, nel 450, come legato pontificio a
Costantinopoli presso la corte di Teodosio III, dove deve ristabilire l'unità di
fede dopo i conflitti dottrinali creati dal vescovo Nestorio e da Eutiche. La
sua missione è quella di far sottoscrivere il documento papale "Tomus ad Flavianum", cosa che gli riesce
nel sinodo
tenutosi nella stessa Costantinopoli e confermata poi nel concilio di Calcedonia
del 451 (qui si riafferma il mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio messa in
discussione dal mondo orientale).
Viene quindi richiamato a Roma e finalmente può dedicarsi alla sua diocesi
lariana e all'annuncio del Vangelo nella vicina Svizzera: -In quei tempi la
diocesi comense, dal punto di vista religioso, versava in una situazione non
rosea. Le popolazioni erano immerse nella superstizione e negli "errori". Le
sponde del lago di Como erano piene di altari dedicati agli idoli. La Valtellina
infestata da svariate superstizioni pagane.
Sant'Abbondio, in tale situazione, spende le sue energie per la conversione di
queste terre. Percorre i paesi di tutta la Diocesi, predica la buona novella,
cerca "le pecorelle smarrite". In breve tempo compie un miracolo ben più grande di
quello che operò a Como risuscitando il figlio del principe della città, il
miracolo della trasfigurazione della Diocesi: restaurando il cristianesimo
in tutto il territorio. Per questo fu proclamato patrono, cioè padre della fede
nella Diocesi-.
Durante la
predicazione lo coglie la morte in un giorno di Pasqua, il cui anno non è stato
ben identificato, forse il 469 oppure il 499. |